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19 settembre 2008

13 giugno 2008

CASUALS IN ROME


LA ROMA IN LACOSTE...

Il secondo da sinistra accosciato è Fabio Capello!

11 giugno 2008

THE WIGAN CASINO & BLACKPOOL MECCA...


Northern Soul: una fase di passaggio che dura da trent'anni e si rifiuta di morire. Le mode musicali vanno e vengono, dal doo-wop alla disco, dal glam rock al grunge, ma la qualità principale di questa accattivante versione del soul è la sua durevolezza. E' inutile dire che si tratta di musica brillante, che oggi risulta vibrante quanto negli anni sessanta e settanta...... I seguaci di questo genere si accorsero rapidamente che il successo di classifica raggiunto dall'operazione "Hitsville U.S.A." di Berry Gordy aveva semplicemente scalfito la superficie della musica soul, sotto la punta di questo formidabile iceberg si nascondeva un tesoro di materiale sconosciuto di artisti di talento spesso nati sotto etichette minori con budget stringati. Locali come il Twisted Wheel di Manchester, il Golden Torch di Tunstall, il Blackpool Mecca e il più famoso, il leggendario Wigan Casino (con centomila soci) ospitarono rapidamente il soul. Un migliaio di corpi sudati.... su di una pista di legno: il northern soul è contagioso! Basato sul ritmo quattro quarti Motown, il northern soul (originario di Detroit, Chicago, New York, Los Angeles e Philadelphia giusto per citare alcune città) era così chiamato per distinguerlo dal funky di Sly Stone, James Brown, che dominava nell'area di Londra alla fine dei sixties e inizio '70. Molti, ma non tutti, i northern Club erano situati a nord di Watford. Trascinati da D.J. come Levine, Winstanley, Roberts e Searling, la popolarità del Wigan Casino e del Decca raggiunse livelli altissimi durante il periodo di picco del Northern Soul e tutti i week-end migliaia di ragazzi (pieni di anfetamine) facevano la coda per entrare. Tutti con borse sportive (con la marca in evidenza tipo ADIDAS) con asciugamani, borotalco e vestiti di ricambio per potere esibirsi in acrobazie sempre più elaborate. Arrivavano da tutte le parti del paese per ascoltare, ballare e comprare i loro 45 giri preferiti. L'interesse rimase parecchio alto finchè molti club non iniziarono a chiudere, uno dopo l'altro,(molti per droga). Il Wigan Casino, che arrivò a raggiungere i 100.000 tesserati venne demolito su ordinanza del comune di Wigan per far spazio a non meglio precisati uffici, nel 1981. La vera essenza della scena è stata la continua ricerca del raro e dell'inascoltato, come nella più genuina filosofia Mod, che ha portato alla luce tesori che altrimenti sarebbero stati sepolti da tempo.

8 aprile 2008

18 marzo 2008

we are mods we are mods, we are, we are, we are mods...!!!



Lo stile Mod o, per usare il nome intero, modernismo, è uno stile di vita basato sulla moda e la musica che si sviluppò a Londra, nei tardi anni Cinquanta e raggiunse il suo apice alla fine del decennio successivo, ma è diffuso e attivo anche ai giorni nostri. Il termine è nato per definire i fan del modern jazz. Le persone che seguono questo stile di vita sono conosciute come mod, e i primi esponenti abitavano principalmente nel sud dell'Inghilterra.

Il logo identificativo del movimento mod è il simbolo della Royal Air Force (l'aeronautica militare britannica), spesso presente sui giacconi parka che i mod indossano per circolare su Vespa e Lambretta.

Il modernismo nasce, quasi ufficialmente, tra il 1958 e il 1962 nelle zone di Stepney e Shepherd's Bush a Londra. Ciò che lo caratterizza fin dalla prim'ora è una spiccata predisposizione verso tutto ciò che è nuovo ed insolito ("moving and learning" recitava uno dei motti dei mod), la cura maniacale del proprio look e la musica, che da quel momento comincia ad essere vissuta come "colonna sonora" della vita. In equilibrio tra le sofisticatezze Thelonius Monk e John Coltrane, l'eleganza ritmica di Booker T. & The MG's e la fisicità degli Who dunque, ecco i tagli di capelli "new french line" che si sposano col look "sharp" di giacche "tonic" a tre o quattro bottoni e pantaloni stretti che terminano mai a più di due centimetri dalla scarpa. ... Shopping allora! Uno dei primi punti di riferimento sarà John Stephens, da Glasgow a Londra con il mitico negozio in Beak St. e, poi, Cecil Gee e Lou Austin in Shaftesbury Av., Vince in Newburgh St. o His Clothes In Carnaby St. ma anche Sam Arkus nel West End, Lou Rose nell'East End e, "last but not least" Bilgorri a Bishopgate.

I mod sono ossessionati dagli abiti e dalla musica, principalmente da quella nera americana come Jazz, R&B, Soul, Ska giamaicano, Bluebeat e, in seguito, dopo il 1979 (anno in cui dopo il primo album dei Jam ed il film degli Who: Quadrophenia, inizia il revival) con bands quali: Lambrettas, Merton Parkas, Purple Hearts, Small World e Small Hours, che copiarono i pochi e selezionati gruppi di Beat e R&Blues bianco britannici come The Rolling Stones, The Small Faces, The Kinks, The Spencer Davis Group, The Who, The Action, the Birds( quelli Inglesi) e The Creation. Questi ultimi pero', utilizzarono un suono più consono al periodo che stavano vivendo, che era quello del post punk, quindi la musica che facevano aveva più un accenno al powerpop/punk, che al british beat. Uno degli ultimi gruppi considerati Mod (ma non tutti son d'accordo a definirli in questo modo) sono gli Oasis che collaborano spesso con Paul Weller e con gli Who.

I mod sono soliti ritrovarsi nei club notturni per ballare e mettere in mostra i loro abiti. Usano come mezzo di trasporto scooter tipicamente italiani come la Lambretta o la Vespa. Questi scooter vengono spesso adornati con molte luci e specchietti supplementari per richiamare l'attenzione.

Durante la seconda metà degli anni 60, sotto l'influenza degli Hippie, il movimento cominciò a spaccarsi in categorie, una tra queste gli Hard Mod forse quelli che si distaccarono di più dalla subcultura originale e che saranno riconosciuti come i primi Skinhead.

I mod si scontrarono spesso con altri movimenti giovanili, primi fra tutti i rocker, e più tardi i punk (il gruppo punk Exploited scrisse anche una canzone al riguardo contro i mod intitolata Fuck The Mods), degenerando in vere e proprie battaglie tra le differenti fazioni rivali nelle strade cittadine, come accadde sul lungomare di Brighton e quello di Margate. Questi eventi misero in discussione la "modern youth" (gioventù mod) in Inghilterra alla fine degli anni 60. Il film Quadrophenia (1979), basato sull'album Quadrophenia degli The Who (1973), celebrò il movimento mod.

4 dicembre 2007

18 ottobre 2007

18 luglio 2007

ANDY CAPP


Nella terminologia utilizzata rispetto alle "questioni giovanili" affiora perpetuo un senso di allarme, una carica fobica che sembra manifestarsi in una vera e propria sindrome paranoide collettiva, definita "sindrome di Andy Capp", in cui ogni giovane assume le allarmanti sembianze di Andy Capp, protagonista assoluto delle famose strip dell'inglese Reg Smythe. Tale fumetto inscena una vivida ed immediata descrizione di un determinato stile di vita, di una sfera comportamentale che trova in Andy Capp il proprio più straordinario interprete: aggressivo, ubriacone, maschilista, sciovinista, sfaticato, qualunquista, tendenzialmente xenofobo, cosmicamente alieno da ogni forma di acculturazione, Andy antropomorfizza lo stereotipo della "bestia sottoproletaria", riesce a rappresentare il modello del giovane marginale: disoccupazione cronica, senso del territorio, penuria economica, aggressività fisica e sessuale.
Questa "sindrome", riferita alle classi dominanti e più in generale al ceto medio, si manifesta come stato di paranoia collettiva indotto dal combinarsi di cinque condizioni: per attivarla, la turbolenza giovanile deve svilupparsi in un periodo segnato da diffusi stati di incertezza sul proprio presente e futuro, di generalizzato rancore, che sfociano nella ricerca di capri espiatori. La seconda condizione essenziale al suo sviluppo è la presenza di un sistema di comunicazione in grado di catalizzare e riamplificare gli stati d'ansia collettiva. La turbolenza giovanile, come terza condizione, deve inoltre tendere a tracimare oltre quei quartieri e quelle porzioni di territorio consuetudinariamente assegnate alla sfera d'influenza del "giovane marginale e turbolento" e parzialmente sottratte a quelle dell'autorità costituita.
Inoltre, l'allarme giovani deve avere tra i propri interpreti, per amplificare la propria portata di sciagura nazionale, non soltanto le consuete "belve del ghetto", quei sottoproletari che la cultura dominante vuole violenti per antonomasia, ma ragazzi di ogni ceto e condizione sociale, a sottolineare il progressivo allargamento dell' "emergenza". Infine, come quinta e ultima condizione, deve possibilmente esprimere valenze tali da rendere le manifestazioni di turbolenza giovanile del tutto estranee al proprio modello culturale.

12 marzo 2007

ANCORA ANDY CAPP: PART TWO

Quando nel 1957 Reginald Smythe ideò il suo personaggio cartaceo fu un successo immediato. Andy Capp infatti rispecchiava il tipico rappresentante della working class britannica, lentamente avviata al declino e alla crisi che sarebbe poi esplosa nei primi anni ’80 con il governo della Tatcher. Smythe decise di inventare un personaggio tutto suo e personale; dopo vari studi e calchi preparatori, un po’ alla volta si delineò la figura di un buffo tizio, un ometto di bassa statura, con un basco a quadri sulla testa, un’ aria truce, la sigaretta perennemente attaccata alla bocca e pendente da un labbro. Andy indossa sempre una blusa scura con camicia e un cravattino e ha più l’aspetto d’uno scozzese o un irlandese piuttosto che di un inglese. Non è parco né economo ed è piuttosto sciattone e sciupone visto che le poche sterline le manda in fumo in birre. Il pub è il suo universo, la seconda casa, il terreno di caccia e la sua dimensione prediletta. Al pub Andy trascorre giornate intere ed è un accanito giocatore di biliardo, nonché un tifoso pugnace ed arrabbiato. Non disdegna però neanche i campionati di freccette e, quando può, organizza delle baldorie e delle scorribande con gli amici. Le sue passioni, oltre il bere e tracannare birre di malto, sono l’amore per la sua inseparabile stecca da biliardo, con cui ha vinto vari campionati interregionali. Della casa non si cura molto: è sfaccendato, disordinato e ciabattone. Ama stare tra la polvere, le cicche e gli avanzi del caffè. E’ perennemente afflitto e angustiato da problemi economici e spesso è in bolletta. La vera passione di Andy è il rugby, vissuto intensamente sia in campo che sugli spalti. Gioca la partitella del sabato mattina con la squadretta del quartiere senza risparmiare interventi decisi e colpi proibiti ad arbitro e avversari. Dal campo alle tribune il passo è breve, dove Andy si presenta con la sciarpa al collo e voglia di fare a botte con i tifosi avversari. E' spesso scorretto, fa un sacco di falli e fa arrabbiare tutti i giocatori, che lo temono e lo scansano. Con l’arbitro ha un rapporto d’odio e amore: lo contesta, lo boicotta, ma più spesso lo bistratta, inseguendolo furente per tutto il campo. Quando non è in campo o rintanato al pub, Capp se non è al verde, è un accanito giocatore alle corse di cani, ma di solito non ne azzecca una e ci rimette anche la camicia. Se il lunario non sbarca, solitamente inizia a fare il giro delle case di amici, in cerca di questua, ma non rimedia nemmeno un penny. Se non è indaffarato in alcuna faccenda e non c’è un pub a portata di mano, si rassegna a tornare a casa, di solito tardissimo. La casa di Capp è una piccola magione, a malapena decente, striminzita, angusta e stretta. La moglie di Capp, Flo, è una signora non verde, piuttosto paffuta e rotonda ed è l’unico sostegno della famiglia. Lavora in uno stabilimento e Capp cerca sempre di scippargli la borsetta, con l’appetitoso stipendio. La signora Capp cerca di nascondere i soldi, ma il marito riesce sempre a trovarli e consumarli in birra. Flo è astuta, scaltra e rassegnata a un marito indolente e sfaccendato. Spesso insieme si recano dal consulente matrimoniale, che Capp detesta, evita e vede col fumo negli occhi. La moglie di Capp è abbastanza gelosa e ogni tanto rincorre il marito durante le sue scappatelle con le cameriere, digrignando i denti e menando mazzate. Andy Capp però non è un fallito, né un povero di spirito, e né si sente tale; non recita alcuna parte, non fa finta. Capp è un ribelle, un menefreghista, è un tipo borderline,ma non gliene importa nulla. Non che gli manchino la forza o altre capacità, semplicemente non accetta di muoversi a comando, a vantaggio o in ossequio di un’ autorità altrui, accettando una qualunque soggezione. Capp non è colpevole e non si sente colpevole; solo la società lo reputa tale, lo scomunica e lo esorcizza, ma lui non si sente inadeguato. Capp di Smythe è un personaggio in cui trionfa il concetto di individualismo; egli non accetta di diventare una rotella dell’ingranaggio anche se dalla società è colpito e boicottato. Andy è un stereotipo di satira sociale graffiante e irriverente, tutto quello che vorremmo fare e quello che vorremmo essere se potessimo. È entusiasta per molte cose, lo sport, la birra, il calcetto, il biliardino...Nella società il più delle volte tocca fare solo ciò che non piace, sobbarcarsi oneri e seccature; Andy, invece, s’impegna e dà tutto solo nelle cose a lui congeniali.