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20 novembre 2008

MAGIARI CORSARI NEL TEMPIO


Incontro amichevole tra i padroni di casa dell’Inghilterra e l’Ungheria, disputato a Wembley il 25 novembre 1953. Una data rimasta segnata negli annali del calcio, in cui si giocò la “partita del secolo”, come è stata ribattezzata dai media inglesi. L’Ungheria, campione olimpica in carica imbattuta da tre anni, sotto la guida del c.t. Gustav Sebes, fu la prima nazionale non britannica a espugnare lo stadio londinese sconfiggendo 6-3 i Leoni inglesi, i maestri del calcio...

21 maggio 2008

28 marzo 2008

29 novembre 2007

IL BLACKBURN ROVERS 1884, QUELLO VINCENTE CON LA PIRAMIDE DI CAMBRIDGE!!!

HERBERT CHAPMAN & THE OTHERS...





DALLA WM AL CARPET FOOTBALL NEL NOME DEL MITICO ED INNOVATORE MANAGER DELL'ARSENAL HERBERT CHAPMAN


Il sistema è una tattica del gioco del calcio; è detto anche WM in quanto la disposizione in campo dei giocatori ripete la forma di queste due lettere.

Il sistema è uno schema di gioco introdotto negli anni Trenta dal tecnico inglese Herbert Chapman, per cui è noto anche come Chapman system. Chapman fu per nove anni (dal 1924 al 1934, anno della sua morte) allenatore dell'Arsenal con cui vinse due titoli inglesi ed una coppa nazionale. I successi sportivi dei Gunners e la versatilità del nuovo modulo rispetto ai vecchi schemi determinarono una sua rapida diffusione nelle isole britanniche.

Chapman diresse anche la nazionale inglese, in un'unica occasione, il 13 maggio 1933, affrontando l'Italia allo Stadio del PNF di Roma (l'incontro terminò per 1 - 1 con reti di Ferrari e Bastin). La strada era comunque segnata: il sistema attecchì e rimase la tattica di gioco stabilmente adottata dall'Inghilterra fino alla fine degli anni Cinquanta.

Per contro, passò molto tempo prima che questa tattica venisse esportata compiutamente nell'Europa continentale. Hugo Meisl, allenatore della nazionale austriaca negli anni tra le due guerre lo adottò parzialmente, operando in realtà una revisione dello schema inglese. Meisl, che operava in stretto contatto con l'amico e rivale Vittorio Pozzo, all'epoca CT dell'Italia, propose una sintesi tra il sistema di Chapman e il metodo di Pozzo, dando il via all'epoca d'oro del cosiddetto "calcio danubiano".

Negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale le squadre continentali a mano a mano appresero la versione primigenia del modulo di Chapman e la portarono al successo. In Italia si fu a lungo refrattari ad abbandonare il metodo, che aveva fatto scuola e, con Vittorio Pozzo, aveva portato la nazionale a due successi mondiali e ad un oro olimpico. La novità tattica fu applicata con successo inizialmente solo dal Grande Torino di Andràs Kuttik durante la seconda guerra mondiale ed in seguito si diffuse universalmente negli anni Cinquanta.

Il dilagare degli attaccanti prodotto da questa regola spinse Chapman a una riflessione: egli ravvisò la necessità di bilanciare gioco difensivo ed offensivo e di rafforzare la difesa.

Il sistema ideato da Chapman prevedeva diversi radicali cambiamenti rispetto alla piramide (2-3-5) in precedenza usata universalmente. Il centromediano venne infatti arretrato sulla linea dei difensori. Gli furono assegnati il nome di centre back ed il compito di opporsi direttamente all'azione del centre-forward (centravanti) avversario: era nato lo stopper; i due terzini si allargarono sulle fasce laterali a controllare le ali avversarie. Poiché le squadre spesso erano speculari, la marcatura avveniva "a uomo" e non più "a zona" come in precedenza.

Per rinsaldare la linea dei mediani, passati da tre a due, i due interni (o mezze ali), che nella piramide giocavano in linea con gli altri tre attaccanti, vennero arretrati verso il centrocampo. Il loro ruolo mutava: da finalizzatori puri diventavano anzitutto dei "suggeritori": giocatori in grado di formare una cerniera tra il reparto arretrato e quello avanzato; erano cioè gli uomini in grado di effettuare il cosiddetto "ultimo passaggio" all'attaccante lanciato a rete. Il reparto di mezzo si trovava così ad essere costituito da quattro giocatori che formavano un quadrilatero: vi erano i due mediani, più arretrati, e le due mezze ali a supporto dei tre attaccanti. Il reparto avanzato era costituito dal centravanti (o "centrattacco"), e dalle due ali, che avevano compiti strettamente offensivi e solo in seguito inizieranno a diventare più centrocampisti che attaccanti.

Il calcio stava entrando nella sua età adulta: si passava dalla tattica del kick and run ("calcia e corri": i difensori effettuavano lanci lunghi per servire la folta schiera degli attaccanti che si avventavano sulla palla) a quello che gli inglesi battezzarono carpet football, il "calcio sul tappeto", fondato sul possesso del pallone, sempre giocato rasoterra con numerosi e brevi passaggi ed una manovra costruita con perizia. I ruoli andavano definendosi e assumevano l'aspetto che per certi versi conservano tutt'oggi. Soprattutto, il centrocampo diventava la zona nevralgica nella quale si decidevano le sorti della partita.

LE ORIGINI DEL SISTEMA: 2-3-5 OVVERO LA PIRAMIDE DI CAMBRIDGE...


La piramide (o "piramide di Cambridge", o 2-3-5) è una delle più antiche tattiche applicate nel gioco del calcio.
Il calcio, come è noto, assunse la sua forma e molte delle sue regole attuali nell'Inghilterra di metà Ottocento. Nei giorni del calcio pionieristico non esitevano strategie o tattiche precise, ma una sola regola: "Kick and run", "Calcia e corri", dicevano gli Inglesi". I (pochi) difensori effettuavano lanci lunghi per servire la folta schiera degli attaccanti che si avventavano sulla palla nel tentativo di calciarla in rete. Gli schemi di gioco erano semplici e decisamente votati al gioco offensivo. La prima partita internazionale che la storia del calcio ricordi fu disputata il 30 novembre 1872 tra le nazionali di Inghilterra e Scozia: gli Inglesi adottavano un modulo del tipo 1-1-8, vale a dire un difensore, un centrocampista e otto attaccanti; lo schema scozzese era più prudente: 2-2-6. A dispetto della vocazione d'attacco delle due formazioni la gara terminò 0 - 0.
Essenzialmente il gioco delle origini era basato sulle doti individuali del singolo giocatore: una buona forma atletica per giungere sulla palla prima degli avversari ed abilità di palleggio e di dribbling per scavalcare i difensori e puntare verso la porta. Il "triangolo", cioè la manovra consistente nel passare la palla ad un compagno di squadra, per poi scattare in avanti oltre il difendente e vedersela passare di nuovo, era addirittura considerato un mezzo sleale per superare l'avversario.
Pare che il primo tentativo di dare agli undici giocatori un gioco corale sia dovuto all'iniziativa della squadra del college di Cambridge, che tenne a battesimo quella che fu nota in seguito come "piramide di Cambridge" o, più semplicemente, "piramide". Il perché di questo nome è presto spiegato: i giocatori disposti sul campo parevano disegnare una piramide (o triangolo) rovesciata, avente la base nella linea degli attaccanti e il vertice nel portiere.
La prima squadra di alto livello che applicò compiutamente il modulo della piramide furono i Blackburn Rovers, che lo utilizzarono per la prima volta nel 1884 ed arrivarono a vincere cinque coppe d'Inghilterra tra gli anni Ottanta e Novanta dell'Ottocento. Sulla scorta di questi successi la tattica della piramide conobbe ininterrotta fortuna nelle isole britanniche e, di riflesso, nel mondo intero per oltre un trentennio. In Europa, dopo la Prima Guerra Mondiale, la piramide dovette cedere il passo di fronte al simultaneo avvento del metodo e del sistema.
In America meridionale invece la piramide tenne ancora a lungo la scena, soprattutto per merito delle nazionali di Uruguay e Argentina, vere e proprie superpotenze del calcio continentale e mondiale negli anni Venti e Trenta del Novecento. In quegli anni le due nazionali platensi furono capaci di dominare numerose edizioni della Copa América, le Olimpiadi (1924 e 1928) e le prime edizioni dei mondiali di calcio (1930 e 1950), cedendo il passo negli anni Cinquanta, oltre che al già citato sistema inglese, al 4-2-4 brasiliano, destinato nel trentennio successivo a soppiantare le scuole e gli schemi degli altri due paesi.