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22 marzo 2010

RICKY VILLA O MEGLIO, RICKY VIGIA...


Ricardo Julio "Ricky" Villa (Buenos Aires, 18 agosto 1952) è un ex calciatore argentino, di ruolo centrocampista. Attualmente è un allenatore di calcio.
Villa giocò in patria nelle file di Quilmes (1970-74, 108 presenze e 20 reti), San Martin de Tucumàn (1973, 10 gare e 3 reti), Club Atlético Tucumán (1974-76, 51 presenze, 19 gol) e Racing Club (1976-78, 52 gare e 6 reti). Dopo il Mondiale vinto nel 1978, lui e il connazionale Osvaldo Ardiles furono ingaggiati dagli inglesi del Tottenham Hotspur. Villa vi giocò fino al 1983, sommando 133 presenze e 18 reti. A differenza di Ardiles, prestato al Paris-Saint German, rimane a giocare anche nel periodo della guerra delle Falklands, grazie al passaporto italiano. (agli argentini venne sospeso il permesso di lavoro in Gran Bretagna)

Nel 1983, ormai 31enne, il giocatore tornò nel Nuovo Mondo, a giocare con gli statunitensi del Fort Lauderdale Strikers. Nella squadra che fu di Teofilo Cubillas, Villa scese in campo 19 volte, con 3 gol all'attivo. Nel 1984-85 si trasferì in Colombia, nel Deportivo Cali, ma non disputò alcuna gara, per cui tornò in patria, dove chiuse la carriera nel 1989. Gli ultimi anni lo videro bandiera del Defensa Y Justicia, squadra semiprofessionistica argentina: 93 presenze e 4 gol. Nella sua Nazionale firmò 25 presenze. Nel 1991 disputò un torneo per veterani, la World Cup of Masters, andando anche in rete contro l'Inghilterra. All'inizio degli anni '80, molte TV private italiane dedicavano, il sabato sera, un lungo programma al calcio inglese e spagnolo. In tali telecronache, raccontate da Mario Mattioli, il suo nome era pronunciato Vigia, 185 cm.

Dal luglio 2005 Villa lavora nello staff tecnico del Talleres de Còrdoba, squadra argentina. Negli anni ’90 è stato impegnato in politica. Tutt’oggi, i tifosi del Tottenham innalzano vessilli col suo volto, ritratto come se fosse Che Guevara, cui il barbuto Villa somigliava molto.

Campione del Mondo con la sua Argentina nel 1978 e vincitore della FA Cup 1981 con il Tottenham!

9 ottobre 2008

momenti arsenal







anni settanta: la storia di PETER MARINELLO




Peter Marinello, chi è costui? Beh, intanto vi diciamo che è nato ad Edimburgo in Scozia il 20 febbraio 1950. Ruolo attaccante ma anche ala destra sempre offensiva. Doveva sfondare e invece si è sfondato di alcolici e bancarotta. Ma andiamo per ordine: inizia la sua poco esaltante carriera nelle giovanili del club cattolico della sua città, i biancoverdi dell'Hibernian FC. Poi passa nella squadra titolare nel 1968 e per due anni, fino al 70 colleziona 45 presenze condite da 5 reti. Tutti in Scozia lo paragonano al mitico George Best del Manchester United, per classe ma anche bellezza, un moretto davvero affascinante. Sui giornali diventa "The next Best" il prossimo Best (che tradotto in italiano significa migliore...). Lo notano anche a Londra e l'Arsenal non se lo fa scappare e lo tessera subito portandolo ad Highbury! Gennaio 1970, i gunners lo pagano 100mila sterline. Dal 70 al 73 il giovane Marinello gioca 38 partite segnando solo 3 goals...Uno dei quali lo segna subito appena arrivato, all'Old Trafford (casa di Best..) contro il Man United il 10 gennaio 1970, poi il buio assoluto. Tante sbronze, molte ragazze e continui infortuni lo lasciano ai margini della prima squadra che vince la Coppa delle Fiere (vecchia Coppa Uefa) battendo i belgi dell'Anderlecht in finale! Stile di vita sfrenato, ginocchio rotto e bevute molto pesanti ne danneggiano il talento. Si brucia in poco tempo e allora l'Arsenal non gli rinnova il contratto e nel luglio 1973 lo vende al Portsmouth dove rimane fino al 75, segnando sette reti in 95 incontri. Poi torna in Scozia ma stavolta al Motherwell dove resta tre stagioni fino al 1978: 12 goals in 89 gare.

D'ora in poi impazzisce e inizia a vagare: firma un contratto con il club australiano del Canberra City ma non gioca mai, allora prende il primo volo di ritorno per Londra e viene ingaggiato dal Fulham dove resta dal 78 al 1980. A Craven Cottage con la maglia bianca del club gioca solo 27 volte segnando una sola rete! Poi si stanca e anche il pubblico è stanco delle sue enormi pause e infortuni e allora prende il primo aereo per gli Stati Uniti e come tanti famosi calciatori prova l'esperienza americana con i Phoenix Inferno, una sola stagione e poi torna ancora in Scozia e termina la carriera nel 1984 dopo aver giocato per due club: gli amaranto dell'Heart of Midlothian (protestanti e rivali storici cittadini dell'Hibernian Edinburgh, suo club natale...) e poi con i modesti Partick Thistle, 6 gettoni e zero centri!

Si ritira nel 1984 da uomo ricco dopo tanti anni nel calcio anche se a scarsi livelli ma comunque prestigiosi ma alcune cattive operazioni finanziarie lo portano sul lastrico ed alla fine in bancarotta totale nel 1994. Infine un esaurimento nervoso lo costringe a stare a casa per molto tempo ed oggi è un quasi sessantenne che vive le sue giornate nel Dorset sul mare di Bournemouth, paesino inglese sulla Manica.

28 marzo 2008

un corner a maine road negli anni settanta

il RE della KIPPAX


Soprannominato "The King of the Kippax" ("Il Re della Kippax", dal nome di una parte dello stadio del Manchester City), e Nijinsky dal nome del famoso ballerino, Bell è da molti ritenuto come il più grande giocatore di sempre del Manchester City. Era parte del famoso trio dei tardi anni '60 e primi anni '70 insieme a Francis Lee e Mike Summerbee. Cominciò la sua carriera al Bury, capitanando la squadra in giovane età. Nel 1966 si trasferì al Manchester City ed aiutò il club a guadagnare la promozione alla First Division quello stesso anno. Mentre tentava di acquistarlo per il Manchester City, Malcolm Allison ingannò gli altri club interessati affermando che il giocatore non sapeva colpire di testa, non sapeva passare, definendolo "senza speranze". Lo stratagemma funzionò e Bell firmò per il Manchester City. Nel 1968 aiutò il City a vincere per la seconda volta la massima serie del campionato inglese. Lo stesso anno Bell fece anche la sua prima apparizione con la maglia della nazionale inglese contro la Svezia, contribuendo alla vittoria per 3-1 (l'ultima volta che l'Inghilterra è riuscita a battere la Svezia). Nel 1969 il Manchester City vinse la FA Cup con una vittoria 1-0 sul Leicester City, grazie ad un gol di Neil Young. Lo stesso anno Bell si distinse in nazionale, segnando l'unico gol in una vittoria 1-0 sull'Olanda e segnando anche contro il Brasile. Nel 1970 vinse con il Manchster City la Coppa di Lega e la Coppa delle Coppe.

Nel 1970, insieme al compagno di squadra Francis Lee, si guadagnò un posto nella nazionale inglese per i Mondiali in Messico. Per aiutare i giocatori ad acclimatarsi al clima messicano, la squadra organizzò una mini-olimpiade tra i giocatori inglesi che vide Bell vincere ogni gara. Durante il torneo, Bell giocò nei quarti di finale, entrando al posto di Bobby Charlton nella partita persa contro la Germania Ovest. La sostituzione fu criticata da alcuni, che la giudicarono il punto di svolta in negativo della gara. Comunque Charlton ha sostenuto che non fu la sostituzione a cambiare la gara, dato che la Germania Ovest segnò il primo gol prima che Charlton venisse sostituito ed il fatto che al tempo la Germania Ovest spesso rimontasse le partite indica come sia sbagliato incolpare la sostituzione della sconfitta inglese.

In tutto Bell fece 48 apparizioni e segnò nove gol per l'Inghilterra. Fu anche capitano della nazionale per una partita persa contro l'Irlanda del Nord nel 1972. Nonostante questi successi, Bell fu scontento di non poter fare di più a livello internazionale, a causa della mancata qualificazione inglese per i mondiali del 1974, un fallimento che causò anche l'addio di Alf Ramsey alla panchina inglese. L'ex allenatore di Bell al Manchester City, Joe Mercer, allenò la nazionale per un breve periodo e in quel periodo fece giocare Bell in tutte le gare.

Bell è considerato come uno dei migliori centrocampisti inglesi di sempre, descritto da un commentatore come "the most finished article in the modern game". Tra le sue migliori performance con la maglia inglese si ricordano la doppietta in un 7-0 contro l'Austria ed il contributo dato alla vittoria contro i campioni mondiali della Germania Ovest nel 1975, nell'occasione della centesima partita internazionale giocata a Wembley. La squadra che batté i tedeschi in quella partita consisteva di una linea d'attacco con Mick Channon, Kevin Keegan, Malcolm Macdonald, Alan Hudson, Alan Ball e lo stesso Colin Bell.

Tragicamente, nel 1975, all'età di 29 anni Bell si infortunò in uno scontro con Martin Buchan del Manchester United dutante una partita di Coppa di Lega all'Old Trafford. Tentò un ritorno nel 1977, ma nel 1979 pose fine alla sua carriera, non essendo più riuscito a recuperare la forma ottimale. L'allora presidente del Manchester City Peter Swailes descrisse Bell come "insostituibile", opinione che si rivelò corretta allorché Malcolm Allison, di nuovo allenatore del Manchester City negli ultimi anni 70, non riuscì più a trovare un trio di giocatori talentuosi del calibro di Bell, Summerbee e Lee.

Sebbene nel 1980 Bell avesse provato a risollevare la carriera trasferendosi al San Jose Earthquakes, giocò solamente cinque partite per il club.

Bell più tardi continuò il suo lavoro con il club di Maine Road lavorando con le giovanili, ma lasciò prima di ritornare durante gli anni 90 come ambasciatore per il club. Nel 2004 la West Stand del nuovo stadio del Manchester City assunse il nome di "Colin Bell Stand"; un onore unico, se si esclude una delle strade che conducono allo stadio, chiamata "Joe Mercer Way" dal nome del più famoso allenatore di sempre del Manchester City.

Bell fu introdotto nella English Football Hall of Fame in riconoscimento del suo contributo al calcio inglese. Lo stesso anno divenne Membro dell'Impero Britannico in riconoscimento al suo impegno nel campo della carità. Nel 2005 scrisse anche un autobiografia intitolata "Colin Bell: Reluctant Hero", in cui rivelava la morte della madre per cancro all'età di 39 anni, quando Bell era ancora troppo giovane per ricordare. Il figlio di Bell, un chirurgo, diede il libro al suo capo che, leggendo della madre di Colin, suggerì che la malattia potesse essere ereditaria: il calciatore fu esaminato, fu scoperto che aveva alcuni sintomi della malattia e successivamente curato.

Molti grandi giocatori hanno spesso definito Colin Bell come uno dei più grandi giocatori inglesi. Bobby Charlton ha detto che "Colin Bell era indiscutibilmente un gran giocatore". Alan Mullery, un altro degli ex compagni di squadra di Bell nella nazionale inglese, ha detto che Bell sarebbe "ancora una stella nel calcio odierno" e "potrebbe giocare in qualsiasi squadra".

19 marzo 2008

MESSICO 70: GORDON BANKS E LA SUA MITICA PARATA SU PELE'...



Il Brasile parte come una furia, gli inglesi subiscono, il caldo li stronca quasi subito, vanno sotto e ci restano. E al quarto d'ora l'«evento». Jairzinho, che il terzino Cooper tenta invano di controllare, sgattaiola sulla destra leggero e imprendibile, sfiora la linea di fondo, traversa al centro. Pelè, una pantera, si alza e, a un metro dal gol, colpisce di testa, con incredibile violenza, schiacciando la palla a terra, nell'angolo più lontano da quello dove è piazzato Gordon Banks, che evidentemente si aspettava che Jairzinho stringesse al centro per concludere da solo.
È una questione di centesimi di secondo: si vede Banks inarcarsi nell'aria, volare da palo a palo, colpire la palla col pugno mentre sta rimbalzando, violenta dal terreno verso l'alto, verso il fondo della rete. Ma Banks riesce ad alzarla oltre la traversa, la «parata impossibile» si stampa negli occhi dei settantamila dello Stadio, tutti si alzano in piedi a gridare, pazzi di ammirazione e di entusiasmo. Pelè, impietrito a un passo da Banks, improvvisamente si riscuote, abbraccia il portiere inglese, gli stringe la mano, poi torna verso il centrocampo scuotendo il capo, sembra quasi di sentirlo mormorare «Impossibile, era impossibile e lui lo ha fatto...».

Gordon Banks resta nella storia del calcio mondiale non soltanto per la prodezza di Guadalajara, si capisce. Fu campione del mondo nel '66, in Inghilterra, fu un portiere moderno, incredibilmente abile nelle uscite, acrobatico e scattante fra i pali, un atleta completo.
Aveva uno strano sorriso cavallino, era un po' strabico, carattere estroverso ed allegro e fu molto sfortunato dopo tanta fortuna. Prima un grave incidente d'auto, poi una insidiosa malattia agli occhi, gli negarono quella lunga carriera che avrebbe sicuramente percorso, con la sua classe e la sua immensa esperienza. Giocò comunque, ben settantatré partite in nazionale, oltre cinquecento nel campionato inglese, fu campione del mondo, negò a Pelè un gol che sarebbe rimasto memorabile. Può bastare per riempire una vita...

CHARITY SHIELD 1974: A WEMBLEY....LEEDS vs. LIVERPOOL



In primo piano il manager del Leeds United, quel Brian Clough che poi vincerà tutto con il Nottingham Forest (per 18 anni consecutivi sulla panchina del Forest).

MAGGIO 77: IL LIVERPOOL VINCE LA PRIMA COPPA DEI CAMPIONI ALLO STADIO OLIMPICO DI ROMA, 3-1 AL BORUSSIA M'GLADBACH


5 marzo 2008

4 dicembre 2007

GLI EROI DI LONDRA: 1971



Londra, Stadio di Wembley, 2 giugno 1971.
La finale di Coppa dei Campioni è Ajax - Panathinaikos. I biancorossi di Amsterdam vincono 2-0 con le reti di Van Dijk al 5' e l'autogol di Vlahos al minuto 87. Arbitro l'inglese Taylor, gli olandesi shieravano Vasovic (ex Partizan Belgrado) e Cruijff.