27 febbraio 2008

26 febbraio 2008

UNA GAZZA DA DIFENDERE, PAUL NON STA BENE...


La fine di una stella per cui tutti, inglesi e no, sono invitati a pregare. Negli inserti sportivi dei giornali d’Oltremanica non si parla d’altro che del ricovero coatto di Paul Gascoigne al Middleton St. George Hospital di Darlington. Ricovero che si è reso necessario dopo gli assurdi comportamenti mostrati nei giorni scorsi dall’ex campione, secondo quanto stabilisce la Mental Health Act (ovvero la legge sulla salute mentale che permette alla polizia di fermare e far rinchiudere chiunque presenti sintomi di disturbi psichici e sia un pericolo per l’incolumità altrui). Poco prima che lo staff dell’hotel Malmaison di Gateshead, il suo paese natale, si decidesse a buttarlo fuori dalla lussuosa struttura (vi era arrivato tre settimane prima, proveniente dal Gateshead Marriott, da dove era stato cacciato), Gascoigne aveva aperto la porta della sua stanza da 240 sterline a notte (318 euro) nudo e con la scritta MAD (pazzo, ndr) scarabocchiata sulla fronte con un eyeliner. Fra l’altro, sembra che il personale femminile dell’albergo non si avvicinasse più da un pezzo alla sua camera, perché Gazza era solito esibire le proprie parti intime a qualunque donna gli capitasse a tiro. Ma è stato quando ha fatto scattare l’allarme antincendio - l’ultimo di una serie di sconcertanti episodi che il tabloid ha raccolto grazie a numerose testimonianze - che la direzione lo ha messo alla porta. A quanto si legge, pare che l’ex asso di Lazio, Tottenham e Newcastle vivesse da due mesi in compagnia di un paio di pappagalli finti, a cui, però, si rivolgeva come se fossero veri, e spesso vagasse per l’hotel con loro sul braccio, sparando insulti a tutti quelli che incontrava. Non solo, era anche solito ordinare fegato crudo al servizio in camera, che poi lasciava lì e mangiava il giorno successivo, dicendo che gli faceva bene per il sangue. Bandito dal Malmaison, Gascogine avrebbe cercato una nuova sistemazione nel vicino Hilton, ma quando gli è stata rifiutata la camera, ha cominciato a dare in escandescenze, costringendo il personale a chiamare la polizia che, una volta arrivata sul posto, lo ha caricato a forza su un van e lo ha portato all’istituto psichiatrico, dove Gascoigne è guardato a vista dall’altra sera, per il timore che possa togliersi la vita. "Quando lo hanno portato via – ha raccontato una fonte al giornale – Gascoigne stava delirando, batteva i lati del furgone e gridava. Era sotto l’influenza di qualche droga, perché un momento sembrava allegro ed euforico e un attimo dopo si accasciava sulla sedia, con la testa all’indietro e gli occhi fuori dalle orbite. Tutti segni che denoterebbero un largo uso di cocaina. Continuava a parlare della cocaina ed era diventato assolutamente paranoico, sostenendo che quelli del room service e i ragazzi delle consegne takeaway lo avevano costretto a prenderla. E anche quando stava al Marriott pare prendesse un sacco di coca, tanto che una volta lo staff non riuscì a svegliarlo per due giorni e tutti erano angosciatissimi. Per questo, lo mandarono via. Quando si è finalmente calmato un pochino, ha detto di essere felice di essere venuto via da Newcastle, perché "non ne poteva più delle persone che gli stavano addosso". Qualche settimana fa proprio il Sun raccontò che Gascoigne passava intere giornate chiuso nella sua stanza a giocare con la console Nintendo e a ubriacarsi, malgrado fosse ancora sotto farmaci dopo l’operazione all’anca dello scorso dicembre. "Tutti in albergo erano preoccupati per i mix di pillole ed alcool che l’ex giocatore ingurgitava – ha continuato la fonte -, ma erano anche terrorizzati all’idea della cattiva pubblicità che ne sarebbe derivata nel caso in cui Gazza avesse continuato a bere fino a morirne. Stava chiaramente uscendo fuori di testa ed era sempre solo, un paio di persone sono venute a trovarlo, ma mai nessuno in maniera regolare. Aver fatto scattare l’allarme antincendio e aver preso per il collo il portiere di notte è stato l’ultimo atto". Non appena si è sparsa la notizia del suo ricovero, i siti online dei giornali sono stati presi d’assalto da centinaia di fan, pronti a lasciare un messaggio di augurio e speranza per il tormentato campione. Stando al Sun, non sarebbe, invece, arrivato alcun commento da parte della famiglia. "Non ne sappiamo niente", hanno tagliato corto la sorella Anna-Marie e l’amico Jimmy Cinquepance Gardner.

IL FASCINO DEL MONDAY NIGHT....

I DIAVOLI ROSSI DI SALFORD....


Red Devils è il nickname con il quale vengono comunemente chiamati, da tifosi e mass media, i giocatori del Manchester United. Ma come nasce questo soprannome? Dalla fondazione del 1878 al 1902, anno del cambiamento del nome del club di Manchester da Newton Heath a Manchester United, i giocatori venivano chiamati "The Heathens". Appellativo questo che richiamava chiaramente il nome Newton Heath, che viene tutt'ora usato ma solamente da alcuni nostalgici e molto anziani tifosi dello United. Subito dopo il cambiamento di nome in Manchester United i dirigenti di inizio secolo scelsero anche nuovi colori sociali, che dagli originali verde-oro diventarono rossi e bianchi, per la precisione maglia rossa e pantaloncini bianchi. Colori questi molto in voga tra i clubs anglosassoni di quell'epoca. Proprio in virtù del colore rosso della maglia i giocatori del Manchester United cominciarono ad essere chiamati " The Reds", mentre il club venne identificato con l'abbreviazione United, tutt'ora usatissima. Questo fino alla metà degli anni cinquanta, quando la giovane e vincente squadra plasmata dal manager Matt Busby venne identificata dall'immaginario collettivo come "The Busby Babes", accantonando di conseguenza The Reds, soprannome per altro usato anche dai vicini rivali del Liverpool.

Quando l'8 febbraio 1958, di ritorno da Belgrado dopo una trasferta di Coppa dei Campioni, l'aereo con i Busby Babes si schiantò a Monaco provocando la morte di ben 8 giocatori, cancellando di fatto quasi l'intera squadra il soprannome tanto caro ai tifosi dello United venne, per ovvie ragioni, tristemente accantonato.
All'inizio degli anni sessanta il Salford Rugby, società rugbistica di Manchester fondata nel 1873 con il rosso come colore sociale, intraprese una tournee in Francia nel quale vennero soprannominati " The Red Devils". Al manager Matt Busby, venuto a conoscenza delle cosa sui giornali, piacque moltissimo l'idea del simbolo del diavolo cattivo, utile, secondo il grande manager, ad intimidire gli avversari in campo e fuori. Busby dichiarò quindi a mezzo stampa che i suoi giocatori dovevano essere chiamati diavoli rossi ed il club, per permettere un immediato abbinamento tra il nuovo nickname ed il club, incorporò il logo con il diavolo dapprima sui match programmes e subito dopo sulle sciarpe. Nel 1970 anche lo stemma venne ridisegnato e venne inserito lo sfacciato diavolo con tanto di forcone al centro del nuovo badge.
Tale devil badge venne incorporato nel 1973 anche sulle maglie dopo che la Football Association raccomandò ai tutti i clubs di registrare i propri crests. Da allora il diavolo del Manchester United è uno dei simboli commerciali più conosciuti al mondo.

REDS E LIVER BIRD....THE STORY


Originariamente i "reds" avevano i colori sociali molto simili a quelli dell'altra squadra di Liverpool, l'Everton. Nelle stagioni 1892-94 i futuri reds, giocavano con una maglia bicolore bianco-celeste! Nel 1894 si passò al tradizionale rosso, ma per ora solo per le maglie, calzoncini e calzettoni erano bianchi. Nel 1901 fu adottato come simbolo societario il "Liver Bird", uccello mitologico riprodotto sul municipio della città. Ad oggi si è ancora incerti a che "specie"appartenga il "liver Bird", per molti è un grifone per altri un cormorano.
Il "Liver Bird"però apparirà sulle maglie dei reds soltanto nella stagione calcistica 1957-58. In quegli anni il "Liver bird" appariva sulla maglie reds in un grande scudetto bianco con all'interno il "Liver Bird"rosso.
Questo "badge" rimase inalterato fino alla stagione 1970.
Nel 1964 poi ci fu un altro grande cambiamento nella divisa del Liverpool, venne abbandonato il bianco ed ora anche i calzoncini ed i calzettoni diventarono rossi, il merito fu di Bill Shankly, allenatore dell'epoca che disse:”Così tutti in rosso i miei ragazzi sembrano più alti e grandi per gli avversari..”.

Dal 1970 al 1976 sulle maglie dei reds il "Liver Bird" era in grigio con sotto di esso la lettere L.F.C.(Liverpool Football Club), spari' l'enorme e bellissimo scudo bianco.
Dal 1976 al 1985 il "mitico" simbolo del "Liver Bird" mantenne la stessa forma del precedente ma cambiò colore e divenne giallo. Con questo "liver bird" cucito sulla maglia il Liverpool ottenne i maggiori successi, in patria ed in Europa.
Poi venne Hillsborough ed il simbolo dei reds cambiò: il simbolo tradizionale il "Liver Bird""e dentro uno scudo il tutto è sormontato da una stilizzazione dell'ingresso del mitico Anfield, dedicato a Shankly, e la scritta You’ll Never Walk Alone, la più bella ed emozionante canzone da stadio di sempre, che è l'inno dei reds. Le fiamme ai lati dello scudo sono in ricordo delle vittime di Hillsborough.

ECCO I POOLS, FESTA IN CITTA'...

LA SCIMMIA FRANCESE è STATA IMPICCATA....


Il nickname dei giocatori dell'Hartlepool United è "Pools", dal fatto che la città di Hartlepool era divisa in West Hartlepool e East Hartlepool. Il football club nacque dalla fusione delle due realtà cittadine, fatto che spiega così il plurale Pools. La mascotte della squadra di calcio di Hartlepool, l'Hartlepool United, è una scimmietta. Ma dove nasce questo curioso abbinamento?

Il folkore britannico è ricco di storie strane e divertenti, ma poche reggono il confronto con la leggenda della scimmia impiccata. La curiosa leggenda nasce durante le guerre napoleoniche all'inizio dell'800: all'epoca, la piccola comunità di Hartlepool nel Cleveland era terrorizzata dalla possibilità di un'invasione francese. In una giornata tempestosa di dicembre, dalla costa di Hartlepool venne avvistata al largo una nave francese, la Chasse Marée, che sbattuta dai forti venti e dalle onde impetuose, colò a picco, mentre i rottami del naufragio vennero gettati a riva. Tra i rottami si trovava l'unica superstite, la scimmietta di bordo vestita per gioco con una piccola uniforme militare. Non avendo mai visto prima né una scimmia né un francese, gli impavidi pescatori iniziarono a interrogare la povera scimmietta con una specie di processo organizzato direttamente sulla spiaggia; così giunsero alla conclusione che la scimmia doveva essere una spia francese e che andava quindi condannata a morte per impiccagione, eseguita su un albero di un peschereccio.
Nel 2005 un osso animale fu ritrovato sulle spiaggie di Seaton Carew (Hartlepool). All'inizio si pensò alla scimmia uccisa ma poi si stabilì che quell'osso apparteneva ad un cervo vissuto 600 anni prima. Tuttavia questa curiosa storia rimane un mistero al quale molti però non vogliono credere sostenendo la teoria che gli abitanti di Hartlepool, città marinara molto attiva sin dal nono secolo D.C., non potevano essere all'oscuro di come fossero i francesi nel 1805, anno in cui viene cronologicamente fissata la leggenda.

FENOMENALE L'EVERTON DI MOYES, 4 IN PREMIER LEAGUE.


L’allenatore dell’Everton David Moyes ritiene che la Coppa UEFA abbia dato entusiasmo alla sua squadra, vittoriosa 2-0 sul campo del Manchester City nel classico monday night..
I Toffees occupano la quarta posizione e precedono di tre punti i cugini del Liverpool. Il nigeriano Yakubu ha portato in vantaggio l’Everton intorno alla mezz’ora deviando in rete un cross di Tim Cahill. Lescott, invece, ha poi messo
al sicuro il punteggio prima dell’intervallo intervenendo di testa su un cross di
Lee Carsley. L’Everton affronterà la Fiorentina negli ottavi di finale di Coppa UEFA, con l’andata in programma in Italia la prossima settimana. Moyes considera che l’esperienza europea abbia fatto da volano per la sua squadra in campionato. "Stiamo giocando con determinazione e maturità, che ci deriva dalla gare in Europa.
La squadra crede nei suoi mezzi, e io certamente credo nei giocatori”.

ANIMI TESISSIMI NELLO SPOGLIATOTIO DEL CHELSEA, LA STAMPA INGLESE SI SCATENA.



AVRAM'S CON LE ORE CONTATE.... ABRAMOVICH PENSA AL FUTURO

Rischia di essere gia' finita la luna di miele tra Avran Grant e il Chelsea: tutta colpa della finale di Coppa di Lega giocata malamente dai Blues, e finita ancora peggio. Arrivato a Stamford Bridge lo scorso settembre in sostituzione di Jose Mourinho, l'ex Ct di Israele ha avuto un'eccellente impatto sul rendimento, ed i risultati, del Chelsea, meritandosi, lo scorso dicembre, il rinnovo del contratto per altri quattro anni.
Prima di domenica scorsa Grant, in 34 gare sulla panchina del Chelsea, poteva vantare un record di 24 vittorie e otto pareggi. E due sconfitte, pesanti, contro Manchester United e Arsenal, fallendo sfide cruciali per il titolo. Come nella finale contro
il Tottenham a Wembley dove il Chelsea ha smarrito desolatamente
il primo dei quattro obiettivi stagionali. La formazione schierata e l'atteggiamento dimesso (quasi distaccato) del tecnico al termine dei tempi supplementari hanno sollevato piu' di una perplessita', sia tra i supporter dei Blues sia in seno alla societa'. Il timore dalle parti dello Stamford Bridge e' che Grant sia si' un ottimo allenatore, ma incapace di fare la differenza, necessaria per vincere.
Piu' Claudio Ranieri che Mourinho, sintetizza il Daily Mail, secondo cui il tecnico israeliano dovra' vincere qualcosa da qui alla fine della stagione per salvare la panchina. In caso di esonero il favorito alla successione sarebbe Frank Rijkaard che a Londra ritroverebbe Ten Cate, ex tecnico dell'Ajax e oggi vice di Grant.

REDS IN VENDITA! ORA SEMBRA PROPRIO COSI'...


Il Liverpool e' in vendita: dopo appena 12 mesi dal loro arrivo ad Anfield i
tycoon americani Tom Hicks e George Gillet Jr. si preparano a vendere il club ad una societa' d'investimenti controllata dal governo di Dubai.
Secondo il Times il passaggio di proprieta' potrebbe finalizzarsi in tempi relativamente brevi, gia' entro la fine della stagione in corso.
La trattativa, iniziata ormai da alcuni mesi, ha registrato un'accelerazione dopo gli incontri tra Hicks e i dirigenti di Dubai International Capital prima a Dubai quindi a Londra la scorsa settimana. Il magnate statunitense, proprietario anche dei Dallas Stars e dei Texas Rangers, pare intenzionato a vendere il suo 50 per cento gia' a meta' marzo. Piu' in ritardo la trattativa con Gillet, che pure ha manifestato l'intenzione di cedere le sue quote. Lo scorso 6 febbraio la coppia statunitense aveva annunciato l'avvenuto takeover dopo aver pagato una cifra vicina ai 290 milioni di euro, una valutazione lievitata a circa 530 milioni di euro un'anno dopo