
16 ottobre 2008
THE SHED & BLUES RECORDS

Il Chelsea ha sempre avuto un solo stadio, lo Stamford Bridge, dove gioca sin dalla fondazione. L'impianto fu ufficialmente aperto il 28 aprile 1887. Per i primi 28 anni della sua esistenza fu utilizzato esclusivamente dal London Athletics Club come arena per le gare di atletica e non per il calcio. Nel 1904 il campo fu acquistato dall'imprenditore Gus Mears e dal fratello J T Mear, che aveva precedentemente acquistato un ulteriore pezzo di terreno (precedentemente un grande orto) con l'obbiettivo di impiegare l'intera area di 51.000 m² per la costruzione un campo da calcio.
Lo Stamford Bridge fu progettato per la famiglia Mears dal famoso architetto Archibald Leitch. La famiglia offì poi lo stadio al Fulham Football Club, che rifiutò la proposta. Così i proprietari decisero di farlo usare a una nuova squadra che avrebbero fondato. Contrariamente a molti club che erano nati prima e che cercarono un terreno su cui giocare solo in un secondo momento, il Chelsea fu fondato proprio per giocare a Stamford Bridge. Dato che nel quartiere c'era già un club di nome Fulham, i fondatori decisero di adottare il nome del quartiere adiacente, Chelsea, per la nuova squadra, dopo aver escluso nomi come Kensington FC, Stamford Bridge FC e London FC.
Inizialmente lo Stamford Bridge aveva la forma di un ovale aperto, era provvisto di tribuna coperta e aveva una capacità di circa 100.000 spettatori. Gli anni Trenta videro la costruzione di una gradinata nella parte sud e di una copertura che riparava un quinto di essa. Con il tempo divenne conosciuta con il nome di "Shed End", il punto di ritrovo dei tifosi del Chelsea più fedeli e più caldi, specialmente durante gli anni sessanta, settanta e ottanta. Non si conoscono con precisione le vere origini del soprannome chiare, ma il fatto che il tetto somigliasse ad una lamiera di ferro ondulata giocò la sua parte.
Lo Stamford Bridge fu progettato per la famiglia Mears dal famoso architetto Archibald Leitch. La famiglia offì poi lo stadio al Fulham Football Club, che rifiutò la proposta. Così i proprietari decisero di farlo usare a una nuova squadra che avrebbero fondato. Contrariamente a molti club che erano nati prima e che cercarono un terreno su cui giocare solo in un secondo momento, il Chelsea fu fondato proprio per giocare a Stamford Bridge. Dato che nel quartiere c'era già un club di nome Fulham, i fondatori decisero di adottare il nome del quartiere adiacente, Chelsea, per la nuova squadra, dopo aver escluso nomi come Kensington FC, Stamford Bridge FC e London FC.
Inizialmente lo Stamford Bridge aveva la forma di un ovale aperto, era provvisto di tribuna coperta e aveva una capacità di circa 100.000 spettatori. Gli anni Trenta videro la costruzione di una gradinata nella parte sud e di una copertura che riparava un quinto di essa. Con il tempo divenne conosciuta con il nome di "Shed End", il punto di ritrovo dei tifosi del Chelsea più fedeli e più caldi, specialmente durante gli anni sessanta, settanta e ottanta. Non si conoscono con precisione le vere origini del soprannome chiare, ma il fatto che il tetto somigliasse ad una lamiera di ferro ondulata giocò la sua parte.
Ufficialmente il record di affluenza dello Stamford Bridge è di 82.905 spettatori accorsi per il derby con l'Arsenal il 12 ottobre 1935, che rappresenta anche il record di affluenza per una partita di Football League. Il record di affluenza per una partita della FA Cup è invece di 77.952 spettatori, contro lo Swindon Town, al quarto turno il 13 aprile 1911. Comunque una stima di oltre 100,000 fan avrebbe assistito ad un'amichevole contro il team sovietico Dynamo Kiev il 14 novembre 1945. La modernizzazione dello Stamford Bridge durante gli anni '90 impedisce che il record possa essere superato in futuro. L'attuale capacità dello Stamford Bridge è di 42.055 persone.
LA VITA E LA CARRIERA DI JIM BAXTER, EROE DI WEMBLEY E DEI RANGERS GLASGOW...


James Curran Baxter detto Jim (Hill O'Beath, 29 settembre 1939 – Glasgow, 14 aprile 2001) è stato un calciatore britannico. È stato uno dei più bizzarri, dotati ed arroganti talenti del calcio scozzese. Il talent scout Willie Butchart del Fife Junior lo vide mentre giocava per l'Halbeath Boys Club, e se lo assicurò per la ridicola somma di £ 2,50. All'età di 18 anni venne ingaggiato dal manager del Raith Rovers Bert Herdman con un contratto da semi-professionista. Il ragazzo era spocchioso, ma dimostrava gran confidenza col pallone. Durante la sua permanenza a Stark's Park venne convocato per la rappresentativa Under-23.
Nel 1958 riuscì nell'impresa di battere la sua futura squadra, i Rangers, con il risultato di 3-1. Durante l'estate del 1960 i blu di Glasgow lo ingaggiarono pagando ai Raith Rovers £ 17.500. Soprannominato "Slim Jim" per la sua corporatura esile dai supporter dei Rangers, Baxter si impose come uno dei più abili centrocampisti degli anni '60. Dotato di un controllo di palla superiore, usava il campo come un tavolo da bigliardo, ma il suo carattere imperioso e il suo stile di vita sregolato gli alienarono le simpatie di molti tifosi, in particolare sulla sponda opposta, quella del Celtic.
Nel 1963 giocò contro l'Inghilterra a Wembley. La squadra rimase in dieci uomini per il grave infortunio occorso al difensore Eric Caldow (a quel tempo non erano previste sostituzioni), ma Baxter contribuì alla vittoria scozzese con due gol, di cui uno su calcio di rigore. Nel 1964 tornò a Wembley per giocare nella rappresentativa del Resto del Mondo contro gli inglesi. Nel dicembre dello stesso anno Baxter si ruppe una gamba durante un incontro di coppa a Vienna contro il Rapid Vienna.
L'anno successivo fu ceduto al Sunderland per £ 75.000, giocando 88 partite e segnando 10 gol, e dal dicembre del 1967 giocò per il Nottingham Forest 48 gare. In questo periodo prese parte alla gara che vide gli scozzesi vittoriosi a Wembley per 3-2 sull'Inghilterra neo-campione del mondo. Tornò ai Rangers nella stagione 1969-1970, scendendo in campo, ormai appesantito, solamente 15 volte.
A soli trent'anni d'età venne ritenuto dall'allenatore Jock Wallace non più all'altezza della massima divisione. Ritiratosi dal calcio, gestì per lungo tempo un famoso pub di Glasgow, ma il suo modus vivendi gli arrecò gravi problemi epatici, dovuti all'eccessivo consumo di alcolici. È morto prematuramente nel 2001 per un tumore al fegato.
Nel 1958 riuscì nell'impresa di battere la sua futura squadra, i Rangers, con il risultato di 3-1. Durante l'estate del 1960 i blu di Glasgow lo ingaggiarono pagando ai Raith Rovers £ 17.500. Soprannominato "Slim Jim" per la sua corporatura esile dai supporter dei Rangers, Baxter si impose come uno dei più abili centrocampisti degli anni '60. Dotato di un controllo di palla superiore, usava il campo come un tavolo da bigliardo, ma il suo carattere imperioso e il suo stile di vita sregolato gli alienarono le simpatie di molti tifosi, in particolare sulla sponda opposta, quella del Celtic.
Nel 1963 giocò contro l'Inghilterra a Wembley. La squadra rimase in dieci uomini per il grave infortunio occorso al difensore Eric Caldow (a quel tempo non erano previste sostituzioni), ma Baxter contribuì alla vittoria scozzese con due gol, di cui uno su calcio di rigore. Nel 1964 tornò a Wembley per giocare nella rappresentativa del Resto del Mondo contro gli inglesi. Nel dicembre dello stesso anno Baxter si ruppe una gamba durante un incontro di coppa a Vienna contro il Rapid Vienna.
L'anno successivo fu ceduto al Sunderland per £ 75.000, giocando 88 partite e segnando 10 gol, e dal dicembre del 1967 giocò per il Nottingham Forest 48 gare. In questo periodo prese parte alla gara che vide gli scozzesi vittoriosi a Wembley per 3-2 sull'Inghilterra neo-campione del mondo. Tornò ai Rangers nella stagione 1969-1970, scendendo in campo, ormai appesantito, solamente 15 volte.
A soli trent'anni d'età venne ritenuto dall'allenatore Jock Wallace non più all'altezza della massima divisione. Ritiratosi dal calcio, gestì per lungo tempo un famoso pub di Glasgow, ma il suo modus vivendi gli arrecò gravi problemi epatici, dovuti all'eccessivo consumo di alcolici. È morto prematuramente nel 2001 per un tumore al fegato.
15 ottobre 2008
CARLO CUDICINI, IL SECONDO DI PETR CECH...

Le parole del portiere del Chelsea, Carlo Cudicini, intervenuto oggi ai microfoni di Radio Incontro:
Cosa sai della questione estiva Chelsea – Spalletti?
“In estate c' è stato un via vai di nomi di allenatori nell' ufficio del Chelsea. Spalletti è indubbiamente un ottimo allenatore che ha portato la Roma a giocare un calcio divertente, forse il più bello, e allo stesso tempo è riuscito ad ottenere grandi risultati, quindi non escludo che ci sia stato un incontro. Sarebbe stato bello ritrovare un allenatore italiano dopo Ranieri”.
Che emozioni proverai ad affrontare la Roma?
“E' ovvio che contro una squadra italiana provo sempre emozioni particolari, è indubbiamente una partita importante. Mio padre Fabio ha vestito la maglia giallorossa ed io ho vestito quella laziale. La Roma è una grande squadra e nonostante non abbia avuto un ottimo inizio con il Cluj, già con il Bordeaux abbiamo visto dei miglioramenti quindi saremo pronti ad affrontare una grande squadra. Quello che un po' “temiamo” della Roma è il grande gioco di squadra, il collettivo. Noi cercheremo in ogni modo di vincere”.
Che ambiente troveremo a Londra?
“Rispetto agli altri stadi inglesi lo Stamford Bridge è molto tranquillo, dopo che si è stati a Liverpool non si può chiedere di meglio. La tifoseria è molta serena e andare allo stadio è un evento che vede partecipi molte famiglie”.
Riise come era considerato dalla stampa britannica, senza considerare l' autogol in Champions dello scorso anno?
“Sono molto sorpreso del suo inizio stagione un po' deludente, qui in Premier ha dimostrato il suo valore segnando anche molti goals. Sono certo che a Roma si riprenderà presto”.
Che ne pensi di Felipe Scolari?
“Il nuovo manager è un vincente come Mourinho, ha un enorme palmares, Lìinizio di stagione è stato molto positivo nonostante i tanti infortuni. Ha avuto un grosso impatto con il calcio inglese”.
Tornerai presto in Italia?
“Ancora non è il momento per parlare di mercato ma ci sto pensando. Sono qui a Londra dal 99 ed ho giocato poco ma è stata una scelta di vita importante”.
Sulla Marcuzzi
“Non mi viene quasi mai a vedere qui a Chelsea anche perchè gioco poco. Lei poi è impegnata a Milano per lavoro. Non tifa nessuna squadra in particolare ma penso sia del Chelsea”.
Cosa sai della questione estiva Chelsea – Spalletti?
“In estate c' è stato un via vai di nomi di allenatori nell' ufficio del Chelsea. Spalletti è indubbiamente un ottimo allenatore che ha portato la Roma a giocare un calcio divertente, forse il più bello, e allo stesso tempo è riuscito ad ottenere grandi risultati, quindi non escludo che ci sia stato un incontro. Sarebbe stato bello ritrovare un allenatore italiano dopo Ranieri”.
Che emozioni proverai ad affrontare la Roma?
“E' ovvio che contro una squadra italiana provo sempre emozioni particolari, è indubbiamente una partita importante. Mio padre Fabio ha vestito la maglia giallorossa ed io ho vestito quella laziale. La Roma è una grande squadra e nonostante non abbia avuto un ottimo inizio con il Cluj, già con il Bordeaux abbiamo visto dei miglioramenti quindi saremo pronti ad affrontare una grande squadra. Quello che un po' “temiamo” della Roma è il grande gioco di squadra, il collettivo. Noi cercheremo in ogni modo di vincere”.
Che ambiente troveremo a Londra?
“Rispetto agli altri stadi inglesi lo Stamford Bridge è molto tranquillo, dopo che si è stati a Liverpool non si può chiedere di meglio. La tifoseria è molta serena e andare allo stadio è un evento che vede partecipi molte famiglie”.
Riise come era considerato dalla stampa britannica, senza considerare l' autogol in Champions dello scorso anno?
“Sono molto sorpreso del suo inizio stagione un po' deludente, qui in Premier ha dimostrato il suo valore segnando anche molti goals. Sono certo che a Roma si riprenderà presto”.
Che ne pensi di Felipe Scolari?
“Il nuovo manager è un vincente come Mourinho, ha un enorme palmares, Lìinizio di stagione è stato molto positivo nonostante i tanti infortuni. Ha avuto un grosso impatto con il calcio inglese”.
Tornerai presto in Italia?
“Ancora non è il momento per parlare di mercato ma ci sto pensando. Sono qui a Londra dal 99 ed ho giocato poco ma è stata una scelta di vita importante”.
Sulla Marcuzzi
“Non mi viene quasi mai a vedere qui a Chelsea anche perchè gioco poco. Lei poi è impegnata a Milano per lavoro. Non tifa nessuna squadra in particolare ma penso sia del Chelsea”.
PRIMO ACQUISTO DI ZOLA PER GLI HAMMERS: ECCO LO SPAGNOLO DIEGO TRISTAN

L'ex attaccante di Deportivo La Coruna, Maiorca e Livorno, lo spagnolo Diego Tristan, ha firmato un contratto con il West Ham United. Lo ha annunciato lo stesso club londinese dove allena Gianfranco Zola. Tristan, 32 anni, era in cerca di una sistemazione, dopo aver esaurito la propria esperienza in Toscana (20 presenze nella scorsa stagione, in Serie A ed una sola rete segnata alla Roma al Picchi...). Non e' stata precisata la durata del contratto.
10 ottobre 2008
EZIO VENDRAME: LA STORIA DI UN UOMO SPECIALE

Di lui si diceva che, avessse avuto una testa diversa, sarebbe stato forse il miglior talento degli anni '70. Frasi trite e ritrite, che non hanno senso . Una persona è come è, e basta. Ché Ezio Vendrame, classe 1947, da Casarsa della Delizia, in provincia, oggi, di Pordeneone, dava e dimostrava in campo esattamente ciò che era e ciò che è: tecnica sopraffina, estro e sregolatezza da vendere, l'uomo capace di fare un tunnel a San Siro a Gianni Rivera e chiedergli scusa subito dopo: "Perché Gianni era un artista, del pallone, e umiliarlo così, anche se il mio fu un gesto istintivo, mi dispiacque tantissimo. D'altra parte un po' fu anche colpa sua, lui allargò le gambe, e chi allarga le gambe, nel calcio come nella vita, ti spinge sempre a fare qualche cosa". E già queste affermazioni rappresentano qualcosa di più di un indizio per provare a comprendere il personaggio Vendrame, calciatore che attraverso il calcio italiano degli anni '70 come una meteora, cambiando un sacco di squadre in un'epoca in cui i trasferimenti non erano la quotidianità come oggi. Come una meteora che, tuttavia, lasciò sempre il segno. Non tanto, o non solo, per un gol memorabile o per una finezza tecnica, quanto per le sue "improvvisate" in campo.
"Nereo Rocco mi dava del pazzo, e la cosa, non lo nego, mi faceva enormemente piacere. Più semplicemente, io amavo giocare a pallone, ma non mi piaceva fare il calciatore. Mi sentivo stretto , risucchiato, prigioniero, anche perché i vincoli, non solo societari ma anche se vogliamo chiamarli così, 'morali' erano ancora molto forti, in quegli anni '70. Avevi voglia a dire che c'era stato il '68, che la contestazione giovanile aveva cambiato il mondo... L'Italia era ancora un paese retrogrado e bigotto, per non parlare del mondo del calcio"
Tu però riuscisti a cavartela allegramente, stando almeno alla tua "Biografia", "Se mi mandi in tribuna godo" uscita pochi mesi or sono...
"Fare il calciatore ti poneva al centro dell'attenzione. Avere delle donne era facilissimo, e io non mi tiravo certo indietro, anzi..."
Molti dissero che era il nuovo Sivori, che al posto dei piedi aveva due stradivari. Eppure di lui si ricordano soprattutto gesti quasi clowneschi, beffardi, irriverenti. Come quel suo modo di zompare a piedi uniti sul pallone, a centrocampo, e scrutare l'orizzonte ponendo la mano "a taglio" contro la fronte...
"Non volevo polemizzare contro i compagni che non si smarcavano. Semplicemente quei 30 centimetri di altezza in più mi permettevano, per davvero, di dare un'occhiata migliore al piazzamento dei miei. Pochi aggiungono che spesso, dopo avere fatto la 'vedetta' in quel modo, magari ti pescavo un attaccante con un lancio di 40-50 metri d'esterno..."
Ma quella volta che ti soffiasti il naso nella bandierina del corner?
"Anche lì, ognuno vede sempre ciò che vuole. Vi pare bello vedere quei giocatori che si puliscono il naso con le mani? Ero lì per battere un calcio d'angolo, e mi sembrò più fine, se vuoi anche più educativo, usare la bandierina a mo' di fazzoletto. Peccato, solo, che pochi ricordano come, subito dopo, annunciai alla tribuna che avrei segnato direttamente dal corner. E così feci..."
Un'altra volta però una tua bravata provocò, anche se indirettamente, una tragedia...
"Lo ricordo fin troppo bene. Giocavo nel Padova, contro la Cremonese. In campo avevano deciso la 'torta', che a me proprio non andava giù. Non potevo certo prendermela con gli avversari e puntare verso la loro rete. Così, dal centro del campo, feci dietro front e puntai verso la nostra area. Qualche compagno, ripresosi dallo spavento, mi si fece incontro ma io lo dribblai, fino a trovarmi a tu per tu con il nostro portiere. Solo a quel punto, e dopo aver fintato il tiro, stoppai invece il pallone con la pianta del piede. Ricordo il sospiro come di sollievo di tutto lo stadio... Solo a fine partita seppi del dramma: un tifoso si era spaventato a tal punto da morire di infarto."
A proposito di combine: alla fine degli anni '70 ci fu lo scandalo del calcioscommesse. La cosa di colse impreparato?
"Assolutamente no. Tante, troppe volte sono stato avvicinato per truccare l'esito di una partita. Ma non mi sembrerebbe onesto, da parte mia, tornare ora su quegli episodi. Non ho denunciato nessuno allora, sarebbe ipocrita agire diversamente adesso"
Che ricordo hai di quegli anni?
"Del calcio ti ho detto. Della vita... Stavo bene, e ciò lo dovevo in parte al fatto di essere un calciatore, non tanto dal punto di vista economico quanto per le libertà che riuscivo a prendermi. In generale... Forse c'era più autenticità, c'era più spazio per le emozioni. Per uno come me erano cose importanti, io avevo bisogno di sentire, ovunque, il calore, la poesia..."
A proposito di poesia: proprio in quegli anni, nel 1975, facesti conoscenza con il poeta livornese Piero Ciampi
"Piero... è stata la persona che ha segnato la mia vita, l'ha stravolta, l'ha... sì: se già prima mi sentivo un ostaggio del mondo del calcio, dopo la cosa fu ancora più forte. Piero è stata la persona che ha dato senso alla mia vita. L'ultima volta che venne a casa mia prima di morire abbiamo litigato. Ci lasciammo male, e questo non me lo perdonerò mai, anche se so che lui mi perdonò all'istante..."
Cosa era accaduto?
"Passò la notte a bere, a fumare, a urlare. Io dovetti assisterlo, avevo un sonno tremendo. Mi aveva cercato lui, da Roma, dicendomi che doveva vedermi, che aveva bisogno di me. Mi promise che non avrebbe bevuto, che avrebbe fatto il bravo. Ricordo resistetti fino al mattino poi, mentre ancora lui stringeva un bicchiere di whisky in mano, sbottai: lo insultai come un cane, non mi vuoi bene, gli rinfacciai,non hai rispetto per gli amici. Lui mi lasciò sfogare. Poi mi rispose, con molto amore. Ma Ezio, io sono un poeta..."
Il calcio e la poesia... Due passioni di Pier Paolo Pasolini, tuo concittadino, che proprio in quel 1975 venne assassinato.
"Pasolini diceva che dopo la letteratura e l'eros, il calcio era l'unica cosa in grado di dare emozioni autentiche. Il calcio come lo intendeva lui, però, e come lo intendevo io."
Qualche rimpianto per quegli anni? Potendo tornare indietro?
"Zero. Ho fatto della mia vita un capolavoro e continuo a farlo perchè ho sempre fatto il cazzo che ho voluto". Da qualche anno Ezio Vendrame allena i giovanissimi della San Vitese, da più a lungo scrive poesie. Vere, autentiche, profonde, intrise di sensibilità, dribbling di versi, lanci di metafore, tocchi di alta finezza. Da poeta vero. Da leggere. Ché anche con la penna in mano, tutto si può dire di Ezio Vendrame, tranne che si tratti un bluff.
Fabrizio Calzia
(PAGINE 70)
RUGBY PARK

Lo stadio degli incontri casalinghi del Kilmarnock è, dal 1899, Rugby Park. Attualmente è uno stadio completamente ristrutturato con 18.128 posti completamente a sedere. Il nome deriva dal primo sport giocato dalla squadra, il rugby, appunto, sebbene esso non fu il primo campo che la squadra utilizzò, avendo giocato nei trent’anni precedenti in tre differenti sedi, tutte in affitto.
Lo stadio ha ospitato in passato incontri della nazionale scozzese e, in un’occasione, è stato anche teatro di un concerto tenuto da Elton John davanti a 15.000 spettatori. Un albergo a 4 stelle, il Park Hotel, è stato costruito nel 2002 nelle immediate vicinanze dello stadio e fa parte del complesso dell’impianto sportivo.
Lo stadio ha ospitato in passato incontri della nazionale scozzese e, in un’occasione, è stato anche teatro di un concerto tenuto da Elton John davanti a 15.000 spettatori. Un albergo a 4 stelle, il Park Hotel, è stato costruito nel 2002 nelle immediate vicinanze dello stadio e fa parte del complesso dell’impianto sportivo.
la storia del Kilmarnock FC 1869

Il Kilmarnock Football Club è un club calcistico britannico di Kilmarnock (Scozia). Esso è affiliato alla Scottish FA e milita nella Prima Divisione scozzese. La fondazione del club risale alle origini del calcio in Scozia e prende le mosse da un gruppo di giocatori di cricket che cercavano uno sport alternativo da praticare al termine della stagione. All’inizio (1869) si dedicarono al rugby (da cui il nome del campo di casa del club, il Rugby Park); ben presto, tuttavia, sia la difficoltà di organizzare gli incontri sia anche la crescente influenza del Queen’s Park indusse i giocatori a convertirsi al calcio.
Benché non facente parte dei club fondatori della Scottish Football Association nel 1873, il Kilmarnock prese tuttavia parte alla prima Coppa di Scozia, nella stagione 1873/74. Si ritiene - al proposito - che l’incontro Renton - Kilmarnock 2-0, disputatosi il 18 ottobre 1873, sia il primo mai giocato in tale competizione.
Il primo campionato di Lega disputato dal Kilmarnock fu nella stagione 1985/96 in Seconda Divisione. Nel 1899 giunse la promozione in Prima Divisione. Nonostante la presenza di squadre come i Rangers e i Celtic, che hanno storicamente monopolizzato il calcio scozzese, e, in seguito, dell’Aberdeen e del Dundee Utd., che hanno conteso alle squadre di Glasgow il predominio calcistico della regione, il Kilmarnock è sempre riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista in seno ai club provenienti dalle piccole città. Ha vinto, infatti, tre Coppe di Scozia su otto finali disputate, ed è giunta quattro volte in finale di Coppa di Lega, sia pur senza mai vincerla.
Il successo più importante conseguito dal Kilmarnock è tuttavia, senza dubbio, il primo - e tuttora l’unico - titolo di campione scozzese vinto al termine della stagione 1964/65 a pari punti e miglior differenza reti degli Hearts, battuti proprio all’ultima giornata di campionato per 2-0. Il titolo venne a coronamento di una serie di quattro campionati consecutivi chiusi al secondo posto. La successiva Coppa dei Campioni vide il Kilmarnock arrendersi negli ottavi di finale al Real Madrid (futuro vincitore di quell’edizione) con un 2-5 complessivo, caratterizzato da un 2-2 imposto in Scozia all’andata ai più titolati avversari.
Dopo una serie di vicissitudini che portarono il club a retrocedere negli anni ottanta, nel 1993 il Kilmarnock tornò in Prima Divisione, nelle cui posizioni di vertice si è sempre più o meno regolarmente assestata.
Nella stagione 2008-2009 la formazione scozzese ha tesserato il centrocampista milanese Manuel Pascali (ex Carpenedolo, Foligno, Pizzighettone), il quale è diventato il primo italiano nella storia del Kilmarnock.
Benché non facente parte dei club fondatori della Scottish Football Association nel 1873, il Kilmarnock prese tuttavia parte alla prima Coppa di Scozia, nella stagione 1873/74. Si ritiene - al proposito - che l’incontro Renton - Kilmarnock 2-0, disputatosi il 18 ottobre 1873, sia il primo mai giocato in tale competizione.
Il primo campionato di Lega disputato dal Kilmarnock fu nella stagione 1985/96 in Seconda Divisione. Nel 1899 giunse la promozione in Prima Divisione. Nonostante la presenza di squadre come i Rangers e i Celtic, che hanno storicamente monopolizzato il calcio scozzese, e, in seguito, dell’Aberdeen e del Dundee Utd., che hanno conteso alle squadre di Glasgow il predominio calcistico della regione, il Kilmarnock è sempre riuscito a ritagliarsi un ruolo da protagonista in seno ai club provenienti dalle piccole città. Ha vinto, infatti, tre Coppe di Scozia su otto finali disputate, ed è giunta quattro volte in finale di Coppa di Lega, sia pur senza mai vincerla.
Il successo più importante conseguito dal Kilmarnock è tuttavia, senza dubbio, il primo - e tuttora l’unico - titolo di campione scozzese vinto al termine della stagione 1964/65 a pari punti e miglior differenza reti degli Hearts, battuti proprio all’ultima giornata di campionato per 2-0. Il titolo venne a coronamento di una serie di quattro campionati consecutivi chiusi al secondo posto. La successiva Coppa dei Campioni vide il Kilmarnock arrendersi negli ottavi di finale al Real Madrid (futuro vincitore di quell’edizione) con un 2-5 complessivo, caratterizzato da un 2-2 imposto in Scozia all’andata ai più titolati avversari.
Dopo una serie di vicissitudini che portarono il club a retrocedere negli anni ottanta, nel 1993 il Kilmarnock tornò in Prima Divisione, nelle cui posizioni di vertice si è sempre più o meno regolarmente assestata.
Nella stagione 2008-2009 la formazione scozzese ha tesserato il centrocampista milanese Manuel Pascali (ex Carpenedolo, Foligno, Pizzighettone), il quale è diventato il primo italiano nella storia del Kilmarnock.
PICCOLA REALTA' CALCISTICA DI GLASGOW

Colori sociali biano e nero, fondato nel lontano 1873. Il Queen's Park Football Club è un società calcistica britannica di Glasgow, Scozia. Attualmente milita in Scottish Second Division, la terza serie del calcio scozzese. Gioca le sue gare casalinghe nello stadio della nazionale scozzese di calcio, il mitico Hampden Park!
Partick Thistle

Il Partick Thistle F.C. è una società di calcio scozzese di Glasgow. Fu fondata nel 1876 e ha come colori sociali il giallo e il rosso. Milita nella Scottish First Division.
Lo stadio della squadra è il Firhill Stadium, che ha una capacità di circa 14.000 spettatori. Malgrado il nome, ha sede a Maryhill, nel nordest della città, ed è nota come la terza squadra di Glasgow, dopo il più famoso Old firm di Celtic F.C. e Rangers F.C..
LA STORIA DEI LUPI ARANCIONI

Il Wolverhampton Wanderers Football Club è una squadra di calcio inglese della città di Wolverhampton, il cui nome è spesso abbreviato in Wolves.
Fondata nel 1877, due anni dopo si fuse con la squadra locale di cricket, The Wanderers. Nel 1888 fu fra i membri fondatori della Football League e nella stessa stagione perse la finale di FA Cup.
Vinse la FA Cup nel 1893 e rimase in First Division fino al 1906. Nel 1908 vinse nuovamente la prestigiosa coppa come squadra di Second Division.
Retrocessa in Third Division nel 1923, fu promossa l'anno successivo e nel 1932 tornò alla massima serie. Nel 1938 sfiorarono la vittoria in campionato: con una vittoria nell'ultima partita sarebbero stati campioni, ma vennero invece sconfitti. Il secondo posto arrivò anche nel 1939 insieme alla finale persa di FA Cup.
Nel dopoguerra nuovamente sfiorarono il titolo nel 1947 e nel 1949 vinsero la loro terza FA Cup, dando iniziò all'era del manager Stan Cullis. Nel 1950 arrivarono a pari punti con il Portsmouth F.C. che si aggiudicò il titolo per la miglior differenza reti. Tuttavia gli anni '50 furono il periodo d'oro del club, che vinse i titoli del 1954, 1958 e 1959, ma soprattutto battendo le squadre più forti dell'epoca.
Furono sconfitte al Molineux lo Spartak Mosca, la Dynamo Mosca, ma soprattutto il Real Madrid e la Honved (quest'ultima con uno storico 3-2 dopo il parziale di 0-2 all'intervallo), facendo guadagnare al Wolves il soprannome di squadra più forte del mondo.
Nel 1960 sfiorò un tris di vittorie in campionato per un punto (diventando però la prima squadra ad aver segnato 100 reti in tre stagioni consecutive) e vincendo la FA Cup nuovamente.
Nei primi anni '60 cominciò il declinò del club, con Cullis licenziato a settembre 1964, nei primi mesi di una stagione che vide la retrocessione del club dopo 26 anni di massima divisione e successi a livello mondiale.
Tornati nel 1967 in First Division, conobbero un altro periodo di succeso, con il quarto posto nel 1971 e il raggiungimento l'anno successivo della prima finale di Coppa UEFA. Nel 1973 arrivò la prima vittoria in League Cup.
In seguito, fino al 1984, la squadra rimase in prima divisione tranne che per le stagioni 1976-77 e 1982-83.
Conobbe poi il periodo più nero della sua storia con ben tre retrocessioni consecutive che la fecero precipitare addirittura in Fourth Division, dalla quale si riscattò con la vittoria del campionato del 1988.
Risalì la china con una seconda promozione consecutiva attestandosi poi in seconda divisione, arrivando ad una breve, prima apparizione nella Premier League nel 2003-04. Attualmente gioca ancora in seconda divisione, nel Football League Championship.
Fondata nel 1877, due anni dopo si fuse con la squadra locale di cricket, The Wanderers. Nel 1888 fu fra i membri fondatori della Football League e nella stessa stagione perse la finale di FA Cup.
Vinse la FA Cup nel 1893 e rimase in First Division fino al 1906. Nel 1908 vinse nuovamente la prestigiosa coppa come squadra di Second Division.
Retrocessa in Third Division nel 1923, fu promossa l'anno successivo e nel 1932 tornò alla massima serie. Nel 1938 sfiorarono la vittoria in campionato: con una vittoria nell'ultima partita sarebbero stati campioni, ma vennero invece sconfitti. Il secondo posto arrivò anche nel 1939 insieme alla finale persa di FA Cup.
Nel dopoguerra nuovamente sfiorarono il titolo nel 1947 e nel 1949 vinsero la loro terza FA Cup, dando iniziò all'era del manager Stan Cullis. Nel 1950 arrivarono a pari punti con il Portsmouth F.C. che si aggiudicò il titolo per la miglior differenza reti. Tuttavia gli anni '50 furono il periodo d'oro del club, che vinse i titoli del 1954, 1958 e 1959, ma soprattutto battendo le squadre più forti dell'epoca.
Furono sconfitte al Molineux lo Spartak Mosca, la Dynamo Mosca, ma soprattutto il Real Madrid e la Honved (quest'ultima con uno storico 3-2 dopo il parziale di 0-2 all'intervallo), facendo guadagnare al Wolves il soprannome di squadra più forte del mondo.
Nel 1960 sfiorò un tris di vittorie in campionato per un punto (diventando però la prima squadra ad aver segnato 100 reti in tre stagioni consecutive) e vincendo la FA Cup nuovamente.
Nei primi anni '60 cominciò il declinò del club, con Cullis licenziato a settembre 1964, nei primi mesi di una stagione che vide la retrocessione del club dopo 26 anni di massima divisione e successi a livello mondiale.
Tornati nel 1967 in First Division, conobbero un altro periodo di succeso, con il quarto posto nel 1971 e il raggiungimento l'anno successivo della prima finale di Coppa UEFA. Nel 1973 arrivò la prima vittoria in League Cup.
In seguito, fino al 1984, la squadra rimase in prima divisione tranne che per le stagioni 1976-77 e 1982-83.
Conobbe poi il periodo più nero della sua storia con ben tre retrocessioni consecutive che la fecero precipitare addirittura in Fourth Division, dalla quale si riscattò con la vittoria del campionato del 1988.
Risalì la china con una seconda promozione consecutiva attestandosi poi in seconda divisione, arrivando ad una breve, prima apparizione nella Premier League nel 2003-04. Attualmente gioca ancora in seconda divisione, nel Football League Championship.
evvai con le caramelle....LIVERPOOL TOFFEEMEN
ARRIVANO I PIRATI...

Il primo nome dei Bristol Rovers fu Black Arabs per via delle maglie nere (con banda diagonale gialla). Poi si passò a Rovers. Siccome Rover sta sia per un girovago via terra ( una specie di nomade che si sposta ma non in senso dispregiativo bensì nel senso di colui che per sport, diletto, lavoro si sposta per fare fronte ai propri impegni, simile il discorso per Wanderer) sia per chi si sposta via mare, il club decise di avere come nickname Pirates che ricorda appunto un rover di mare che richiama anche le origini visto che gli arabi, nell'immaginario collettivo, erano visti come grandi solcatori dei mari sia per commercio che per pirateria.
LE AQUILE DI LONDRA

Fino al 1973/74 i giocatori del Palace erano i Glaziers. Poi in quella stagione ci fu la "modernizzazione" o svecchiamento dell'immagine del club che inserì nello stemma un'aquila in volo sul palazzo di cristallo e abbandonò il claret and sky blue per l'attuale rossoblu, diventando the Eagles, le aquile. Il palazzo delle esposizioni, alla costruzione del quale partecipavano gli operai che fondarono il club era effettivamente una struttura in ferro e vetro ma l'effetto scintillante del vetro sotto il sole faceva si che sembrasse di cristallo, da qui il nome Crystal Palace.
ECCO I MERLUZZI
PRIMI A GLASGOW: THE JAGS

The jags, letteralmente "gli intaccati". Il Thistle venne fondato a Glasgow nel 1876 (ben precedentemente a Celtic e Rangers quindi) e deve il suo nomignolo proprio al fatto che con il nascere delle due "potenze" di Glasgow, la squadra venne intaccata e deturpata (fino ad allora esistevano solo loro ed il glorioso Queen's Park in quel di Glasgow).
QUEENS PARK FC: GLI ANELLI PRIMA DEL CELTIC....

Conosciuti inizialmente anche come the Hoops ("gli anelli" per via della storica maglia a righe orizzontali) con la venuta del Celtic (che "rubò" il soprannome) i tifosi del Queen's Park furono soprannominati The Spiders, i ragni, per via del timore e del cupo che suscitavano le divise. Gli Spiders tra l'altro sono l'unica squadra ad aver mantenuto nel corso degli anni la tradizione della maglia home sempre con righine bianco-nere della stessa dimensione.
SEMPRE E SOLO IL MERCOLEDì....

ll club prende il suo nome da "The Wednesday Cricket Club", i cui incontri si tenevano appunto il mercoledì pomeriggio, tradizionalmente unico lasso di tempo libero per dedicarsi allo sport a disposizione dei lavoratori delle fabbriche di acciaio di Sheffield. Quando il SWFC scelse Hillsborough come campo di gioco, la zona dove sorgeva e sorge il terreno era ed è conosciuta come Owlerton. Da qui the Owls.
LE CIMINIERE DEL PFC

Pompey tradotto sta per Pompeo ma nulla ha a che fare con il nickname del club. Le Pompey chimneys ovvero le ciminiere Pompey, erano il paesaggio industriale che si vedeva dalle terraces di Fratton Park, lo stadio del Portsmouth. Da qui il collegamento con il PFC, l'uso di dire "see you on saturday at the Pompey", così le ciminiere divennero il nomignolo da usare per il club.
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